I mercati rionali di Istanbul, scopriamo insieme i Pazar

Chiunque sia stato in Turchia, avrà visto almeno una volta, una strada chiusa al traffico ricoperta di tendoni dalla mattina fino a tarda sera. La zona che diventa un caos di voci, urla e di suoni vari. Non è altro che il Pazar.

Il Pazar si traduce in “mercato“, per dare un nome in italiano. Ma in Turchia il Pazar è vissuto molto diversamente, direi più intensamente.

Il Pazar, anima del commercio

Il Pazar turco rappresenta la profonda ed intrinseca anima del commercio del popolo turco. La negoziazione è d’obbligo.

Da ragazza, durante le mie meravigliose estati ad Istanbul, il Pazar era per me l’appuntamento fisso del venerdì. Ovviamente, venendo dalla Francia, non sapevo negoziare come i locali, ma mi sforzavo per non dare troppo nell’occhio. Ci provavo, ma senza troppa convinzione, e al primo piccolo sconto, accettavo e acquistavo.

Mia madre invece non aveva perso niente del suo spiccato senso della negoziazione. Ricordo ancora che una volta, non ha mollato sullo sconto che chiedeva, il commerciante nemmeno e rimasero entrambi su una sconfitta. Mia mamma se ne andò a testa alta dicendomi, “di pomeriggio passiamo davanti come se nulla fosse e vedrai che venderà la tenda al prezzo che chiedo io”. E fu proprio così.

Nel pomeriggio m’invito ad accompagnarla da nonna, passando dal mercato. Avvicinandoci alla bancarella delle tende, il commerciante invitò mia madre a ripensare al suo rifiuto, poiché aveva figli piccoli da far crescere, mentre lei, venendo dall’Europa, poteva permettersi quest’acquisto.

Erano sempre le stesse scene. Mamma rispondeva sempre seccamente che anche lei in Europa, aveva una vita fatta di sacrifici, con molte spese da sostenere. Riusciva sempre ad ottenere ciò che voleva e al prezzo richiesto. Sentiva che la osservavo stupefatta e un pò imbarazzata, ma lei sentenziava dicendomi “non ti preoccupare! Non lo avrebbe venduto se non avesse avuto un guadagno! Qui al mercato gli affari prima di tutto.”

Ogni quartiere ha il suo Pazar

Ogni quartiere aveva uno o più Pazar. I giorni erano fissi. Quello vicino casa mia per esempio era il venerdì, mentre da mia zia il martedì. Quei giorni il passaggio in macchina era ovviamente vietato e impossibilitato da numerosi camion e furgoni che venivano ad installarsi.

I mercanti iniziavano all’alba, montando le bancarelle per esporre le merci e i tendaggi che venivano fissati a dei ganci predisposti dalla municipalità. Da casa mia, si sentivano le voci dei “pazarci“, alle prese con il montaggio del loro luogo di lavoro temporaneo.

I miei genitori avevano la casa a pochi metri da una delle tante entrate al Pazar. Di conseguenza, per i pazarci “habitués” del luogo, la casa dei miei genitori diventava un punto di riferimento per chiedere un po d’acqua fresca durante le giornate afose, o per poter posteggiare l’enorme furgone sotto casa.

Questo avveniva d’estate, quando vedevano la macchina con targa francese. Subito venivano a dare il benvenuto ai miei genitori. Mamma offriva loro un bicchiere di tè o spinta da papà, un caffè istantaneo, che lui chiamava “francese”, per mostrare quello che, con orgoglio, portava dalla Francia. I pazarci sceglievano sempre il tè!

Aspettavo il venerdì con ansia, per passeggiare tutta la giornata nei meandri del mercato. C’era veramente di tutto. Sembrava un vero ipermercato ma riversato per strada. Emanava una magia che rimarrà per sempre in me.

Esplosione di colori e profumi

Al Pazar, i mercanti locali vendono la propria merce con una profusione di grida, suoni e risate. Può trattarsi di aromi, presentati in piccole montagne colorate, o bancarelle lunghissime con frutta e verdura a perdita d’occhio.

Si vedono anche bancarelle ambulanti che fanno su e giù per il mercato, che vendono gozleme, simit o pane caldo appena sfornato. https://www.ilsalottoturco.com/category/ricette-di-cucina-turca/. Poi d’estate si vedono ragazzini che vendono acqua fredda ai commercianti e ai passanti gridando “Kim buz gibi su içer??” . Cioè : “chi berrà acqua ghiacciata?

Mia madre pur abitando vicino al mercato, comprava spesso acqua da questi ragazzini poveri, per aiutarli. Un giorno, prima di comprare, chiese al ragazzino se l’acqua era davvero fredda, dopo aver fatto su e giù tutta la mattinata. Il ragazzino rispose, perplesso, “zia” se ha sete se la beva, che sia fredda o no!

I Pazar turchi sono unici nel loro genere, ma devo confessare che vivendo a Palermo, ho visto un pò di Istanbul nei mercati storici del Capo, di Ballarò e della Vucciria. La profusione di colori e di odori, con un sottofondo di voci e risate dei mercanti, mi hanno proiettato il tempo di qualche minuto nei mercati turchi.

Ecco, forse un famoso “detto” italiano renderà meglio il mio sentimento: tutto il mondo è paese. Un pò ovunque troviamo qualcosa di familiare, che permette di chiamare quel posto “casa”.

Palermo, città europea, con una forte identità mediterranea e, oserei dire, mediorientale, è da secoli il luogo d’incrocio di molti popoli, un pò come la mia amata Istanbul.

Güle güle

Ümeyhan

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2 Comments

  1. EnzaVincenza said:

    Ancora una volta con i tuoi racconti mi hai fatto venire lacrime agli occhi,mi sono rivista con mia madre per i mercati rionali nella mia Napoli con lei a contrattare ed io quasi a nascondermi per la vergogna ed alla fine l’aveva sempre vinta lei.Era un gran personaggio!Hai proprio ragione..ogni mondo è paese!E a me piacerebbe tanto poter visitare la tua Istanbul!!!!!Grazie per questi magici racconti!

    30 Gennaio 2021
    Reply
    • I miei racconti risvegliano ricordi in tutti i lettori da ogni parte dell’Italia. Forse siamo tutti molto più simili di quanto lo pensavamo prima. Spero che potrai scoprire Istanbul ben presto…ti farà sentire a casa. Ti auguro un sereno fine settimana.

      30 Gennaio 2021
      Reply

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