Il matrimonio turco e la notte magica dell’hennè

Da tempo avevo in mente di scrivere un articolo sul matrimonio turco. Molti di voi avranno già visto delle immagini in televisione, non sempre facili da interpretare. Giovani affascinanti e alla moda, in contesti molto, forse troppo, tradizionali, che sembrano a volte non corrispondere alla loro gioventù.

Ebbene sì, che i turchi siano istruiti, in carriera o alla moda, il matrimonio è una di quelle tappe della propria vita, che deve essere affrontata nel rispetto delle tradizioni e della propria famiglia. Per i turchi il rispetto di questa tradizione è fondamentale, perché significa rispettare i propri genitori.

Ho il desiderio di spiegarvi, per quanto possibile, le tradizioni più diffuse del matrimonio turco, considerando che possono variare da una regione all’altra.

Il matrimonio turco e la nuova famiglia

Il matrimonio turco non è la semplice unione di due persone, ma l’unione di due famiglie, la ragazza entrerà a far parte della sua “nuova” famiglia.

Ricordo ancora le parole di mia madre, che mi diceva sempre: “a casa di tuo padre sei ospite ben gradita, ma casa tua sarà quella di tuo marito”. Sono parole che fanno riflettere e capire la dimensione sociale del matrimonio.

La donna farà parte quindi di una nuova famiglia ed avrà altri due “genitori”, perché la suocera verrà chiamata “Anne” (Mamma), mentre il suocero verrà chiamato “Baba” (Papà). E’ molto raro che questo non avvenga e che i genitori del marito vengano chiamati per nome o in altro modo.

Questo aspetto non fa altro che sottolineare l’importanza del matrimonio, come vero e proprio evento sociale.

Il matrimonio turco e le varie tappe

Lo svolgimento del matrimonio turco è cadenzato da alcune tappe obbligatorie. Come il Söz kesme (ufficializzazione della relazione), il Nişan (fidanzamento), il Kına gecesi (notte dell’hennè) e il Düğün (matrimonio).

Il primo incontro

Il primo incontro tra i ragazzi può anche essere organizzato tra le famiglie, questo avviene tuttora, è una pratica ancora molto diffusa, ma attenzione, non sono costrizioni come si potrebbe pensare istintivamente, per le famiglie si tratta di cercare la ragazza giusta per il figlio e viceversa. Avendo preventivamente “indagato” sulla rispettabilità dei ragazzi e soprattutto sulle rispettive famiglie.

Se la giovane donna e la sua famiglia corrispondono alle prerogative, si organizzerà il primo incontro per bere il caffè a casa della ragazza, che sarà oggetto di osservazione da parte sia del futuro sposo, che della famiglia che lo avrà accompagnato per ufficializzare la richiesta.

Nel caso in cui i giovani si conoscono già ed hanno l’intenzione di sposarsi, quest’incontro diventa una prassi per far conoscere le rispettive famiglie, nel rispetto di quella tradizione che in Turchia si cerca di tramandare.

La tradizione del sale nel caffè

Ad un certo punto la futura sposa dovrà preparare il caffè. La madre non deve assolutamente alzarsi, per non destare il sospetto di aver aiutato la figlia. Il caffè deve essere preparato e presentato dalla ragazza, che per l’occasione dovrà dimostrare la sua bravura e la sua grazia nell’offrire il caffè agli ospiti.

Il momento del caffè è codificato, in effetti, prima si servono sempre le persone più grandi. E’ in quest’occasione che il futuro sposo si vedrà servire un caffè salato. Bere il caffè salato, dal gusto orribile, è la dimostrazione della pazienza e della motivazione del ragazzo. https://www.ilsalottoturco.com/usi-e-costumi-in-turchia-dal-baciamano-al-sale-nel-caffe/

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Il capo famiglia formalizza la richiesta

Durante la visita viene formalizzata dal capo famiglia del futuro sposo, la richiesta ufficiale. Solitamente non viene accettata durante questo primo incontro, anche se la figlia è interessata. Questo per non dare l’impressione di voler sposare la figlia a tutti i costi. Verrà chiesto qualche giorno di riflessione.

Se la ragazza non è interessata avrà anticipatamente informato i suoi genitori, che risponderanno quindi di no, motivando la scelta con “mia figlia non si sente pronta al matrimonio” oppure “mia figlia vuole dedicarsi allo studio” e cosi via.

Nel caso in cui si debba riflettere, dopo pochi giorni avrà luogo un secondo incontro tra sole donne, durante il quale sarà la futura suocera a sollecitare la risposta della ragazza.

Se affermativa, ci sarà un altro incontro per ufficializzarla (Söz kesme) e per decidere come e quando organizzare il Nişan (fidanzamento), a spese della famiglia della ragazza.

Oramai, in Turchia, molti fidanzamenti sono fastosi quanto i matrimoni. E’ l’occasione, per la famiglia della futura sposa, di esibire la propria situazione economica e dimostrare l’attaccamento alla figlia.

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Il fidanzamento

Il fidanzamento può durare un paio di mesi ed è bene che non duri troppo a lungo. Una volta fidanzati ufficialmente, è buona prassi stabilire al più presto la data del matrimonio.

Questo è un aspetto molto importante, un fidanzamento troppo lungo potrebbe far nascere pettegolezzi. I ragazzi si vedono e si frequentano durante questo periodo, ma sempre con educazione e discrezione.

Ricordiamo che in Turchia la rispettabilità e l’onore di una famiglia sono fondamentali.

Kit per hamam

Durante la festa di fidanzamento, la futura sposa riceve doni e regali dalla famiglia dello sposo, soprattutto oro. Anche questa è un’occasione per dimostrare il proprio status sociale. Uno dei regali è sicuramente il kit completo per hamam, che corrisponde ad un invito per recarsi all’hamam con le altre donne delle due famiglie.

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Peştemal Tradizionale Telo Turco

Tutte le donne si ritroveranno quindi all’hamam, dove la futura sposa verrà osservata sotto un’altra angolazione, inizierà a conoscere i membri più importanti della famiglia di suo marito, le donne!!

L’apertura del çeyiz, la dote

Qualche giorno prima del düğün, il matrimonio, avviene l’emozionante apertura del çeyiz. Il çeyiz, o dote, conservato in un apposito baule, contiene tutto quello che la madre ha accuratamente comprato, ricamato o cucito per la figlia, sin dalla sua più tenera infanzia.

Troviamo stoviglie, set da caffè, da tè, ricami per tutta la casa, tovaglie, lenzuola e tanto altro. Il çeyiz viene quindi, lavato, stirato ed esposto, prima di essere spedito nella casa degli sposi.

A questo punto, devo precisare, che con grande sorpresa ho osservato questa tradizione anche in Sicilia. In effetti, in alcuni paesi del palermitano, si usava esporre la dote della fanciulla e mostrarla a vicini e parenti, prima di sistemarla nella futura casa.

Sono momenti intensi per la madre e la figlia, poiché, questo è un altro momento di preparazione all’imminente partenza dalla casa dei propri genitori.

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L’enigmatica Kına gecesi o notte dell’hennè

Eccoci arrivati alla fatidica notte dell’hennè, che sono sicura interesserà molti di voi.

Qualche giorno prima di questo importante rituale, il Kına gecesi o notte dell’hennè, le amiche della futura sposa le faranno compagnia, per chiacchierare e trascorrere la notte insieme a lei.

In passato, il Kına gecesi si svolgeva solo tra donne, ma oramai si tratta di vere e proprie feste con parenti e amici. Il Kına gecesi è un simbolo molto forte per tutti i turchi, perché rappresenta la separazione definitiva con la famiglia d’origine.

E’ anche un momento di tristezza per la figlia e la sua famiglia, è tradizione infatti che vengano cantante canzoni tristi e a volte veri e propri “lamenti”. Finché la futura sposa non scoppi in lacrime e di conseguenza anche la madre, le zie, le amiche.

Tra danze, pianti e divertimenti, arriverà il momento dell’hennè, che viene preceduto da momenti musicali, prima di essere applicato nei palmi delle mani (mani avvolte con del nastro rosso) dei futuri sposi e poi degli ospiti .

E’ un momento magico, chi vuole si fa spalmare l’hennè nelle mani, che, tenuto per tutta la notte, otterrà il ben noto colore rossiccio. Oramai si fanno dei disegni e delle fantasie spettacolari, ma rimane sempre una tappa importante alla quale nessuna sposa o sposo può sottrarsi.

Di solito il Kına gecesi avviene la notte prima del matrimonio, ma anche sotto questo aspetto le cose sono cambiate, può anche avvenire a distanza di qualche giorno.

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Il giorno del matrimonio: düğün

Prima del düğün, i giovani dovranno passare al Comune per il rito civile, che è obbligatorio. La ragazza si preparerà a casa sua con le donne del suo entourage. Lo sposo, la sua famiglia ed alcuni amici, verranno a prendere la sposa, che sarà in abito bianco e con il capo coperto da un fazzoletto rosso.

Gli sposi arriveranno nella sala di ricevimento insieme. Il düğün in Turchia è un momento di festa durante il quale si balla molto, si mangia e si balla ancora. Nelle famiglie più tradizionali si ballano gli halay, balli folkloristici, che variano a seconda delle regioni di provenienza.

Il matrimonio turco è un’occasione per rivedere tutta la famiglia allargata, perché da noi, si invitano proprio tutti quanti. Non è raro assistere a matrimoni con più di 400 persone. Mentre in Italia si pensa al fatidico menù del matrimonio, magari in Turchia si pensa al cantante o al gruppo da invitare.

Oltre al pasto, ci sarà un’altra pausa importantissima durante il düğün, il takı!

Il takı

Il takı è il momento in cui gli ospiti offrono i regali agli sposi. In Turchia, rimane ancora molto in uso donare soldi e oro.

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Era un’usanza, ma va cambiando, annunciare a voce alta cosa veniva regalato e da chi, era quindi un momento di grande orgoglio, per chi poteva permettersi di fare regali costosi. Questa pratica poteva creare emulazione da un lato ma disagio dall’altro.

I miei genitori non amavano quest’usanza, che ritenevano troppo imbarazzante, quando capitava durante qualche matrimonio, vedevo mia mamma sgattaiolare via il tempo del takı, dicendomi “vedi, se ti sposi con qualcuno la cui famiglia vuole annunciare a voce alta i regali degli ospiti è già un cattivo segno!”

Come ogni società, anche quella turca, evolve, perde alcune tradizioni e ne guadagna di nuove, ma i turchi rimangono profondamente fedeli e attaccati a quella del matrimonio che, con le sue diverse tappe, rimane un evento sociale essenziale della società turca.

Mentre scrivo quest’articolo mi tornano alla mente tanti episodi, che mi fanno rivivere l’emozione delle tradizioni di questo meraviglioso paese.

Güle güle

Ümeyhan

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19 Comments

  1. Federica said:

    Letto tutto d’un fiato e mi ci trovo tantissimo. Io sono sarda e anche da noi ci sono rituali similo. Esposizione della dote, domanda di matrimonio da parte dei genitori dello sposo, regali di matrimonio sfarzosi, perlopiù denaro. Questo principalmente all’interno dell’isola. Grazie, motivo in più per visitare questo bellissimo paese

    21 Novembre 2020
    Reply
    • Ciao Federica. Sapevo delle somiglianze con il sud Italia (Campania, Calabria e Sicilia) ma con la Sardegna no. La tua misteriosa isola mi sembrava sempre enigmatica sia per il suo dialetto, la sua cultura o le sue tradizioni. Ed in fin dei conti, ovunque nei paesi del Mar Mediterraneo esiste un filo conduttore che ci avvicina tutti quanti.
      Spero che a breve potrai visitare la Turchia.
      Ümeyhan

      21 Novembre 2020
      Reply
  2. Marisa Martin said:

    E curioso quanti tradizioni si assomigliano, Io sono espagnola e quando ero piccola si usava mostrare il corredo come da voi poco alla volta tutto cambia e niente e uguale piu,

    22 Novembre 2020
    Reply
    • Ciao Marisa, è bello trovare punti in comune anche con la Spagna. Sembra che tutto il bacino mediterraneo abbia delle tradizioni simili, questo è davvero magico. E’ vero che con il tempo tutto cambia, ma sta a noi cercare di mantenere vive alcune tradizioni tramandandole ai nostri figli.

      22 Novembre 2020
      Reply
  3. Concetta said:

    Ciao, ho letto il tuo articolo e mi è piaciuto tantissimo, adoro conoscere le culture e le tradizioni degli altri Paesi e da quando ho iniziato a guardare le serie turche mi sono incuriosita anche alle vostre usanze.
    Io sono pugliese e da noi ancora oggi si usa molto spesso chiamare i suoceri “mamma e papà” e fino a qualche tempo fa anche molti riti del matrimonio erano simili.
    Grazie mille

    23 Novembre 2020
    Reply
    • Ciao Concetta! Non mi stupisce affatto che la Puglia abbia somiglianze con la Turchia! Oramai sono sicura che troveremo somiglianze in tutti i paesi del Mar Mediterraneo! In Sicilia, dove vivo, prima si usava molto chiamare mamma e papà i propri suoceri ma è un’usanza che si è persa…Sono poche le famiglie dove si usa ancora. Mentre in Turchia, è difficile (quasi impossibile) trovare una famiglia che non lo usa. Ogni paese ha un’evoluzione singolare…
      Ti invito a seguirmi per altre tradizioni da scoprire….
      Ümeyhan

      24 Novembre 2020
      Reply
  4. Protettore Michela said:

    Bellissimo leggere le culture di altri paesi, la Turchia, ho avuto modo di apprezzarla nelle soap, il rito del matrimonio, il caffè con il sale al ragazzo, non capivo il motivo adesso con questo scritto tutto è chiaro… Molte di queste usanze ci sono ancora in alcuni paesini nostri, sono della campania provincia di Caserta, quando mi sono sposata ho portato solo la dote…. Biancheria, pentole ecc. Adesso non c’è nemmeno questo! I ragazzi di oggi scelgono la convivenza prima del matrimonio….. Vorrei sapere qualcosa sulla cultura del The perché avete due brocche una sull’altra? …. E poi il colore del The per essere buono deve aver un coloro rossiccio… Così ho appreso in alcune soap….. Grazie mille di condividere con noi le vostre usanze. Ciaooo

    24 Novembre 2020
    Reply
    • Cara Michela, sono contenta che quest’articolo ti abbia aiutato a capire meglio certe nostre usanze. So che tutto il sud Italia ha usanze molto simili a quelle turche ma che purtroppo si vanno perdendo. In Italia, come hai detto tu, i ragazzi scelgono spesso la convivenza al matrimonio. In Turchia, nella maggior parte delle famiglie, la convivenza non è accettata. Quindi le coppie alleggeriscono le usanze legate al matrimonio, ma rimangono comunque presenti. La dote e il corredo esistono sempre, ma magari, anziché esporli a tutti, si portano nella nuova casa chiamando poche persone per vederli.
      Per quanto riguarda il tè e le due brocche, quella grande serve a contenere l’acqua che dovrà bollire, quella piccola conterrà il tè che verrà infuso con l’acqua bollente in un secondo tempo. Non esiste un colore perché il tè sia buono o meno, è una questione di gusto. Più è scuro più è intenso e forte, se è chiaro, il tè è leggero.

      6 Dicembre 2020
      Reply
      • Monica Muscato said:

        Ciao.
        Proprio mentre leggevo questo tuo articolo pensavo a quello che feci io illo tempore!
        Sono infatti di Palermo ed ho “esposto” la mia dote quando tutta la famiglia del mio allora ancora futuro marito venne a Palermo da Ascoli Piceno, un paio di giorni prima del nostro matrimonio.
        Molte delle mie tradizioni sono turche! O molte tradizioni turche sono palermitane! 😊
        Ho adorato Istanbul e spero di tornarci di nuovo presto ma spero di conoscere di più tutta la Turchia. Inoltre ho iniziato a studiare il turco.
        Una preghiera se non sono molto indiscreta, qual è la tua storia/turca/franco/italiana?
        Seguiró il tuo blog con molto interesse, m’iscrivo subito alla newsletter.
        Un abbraccio,
        Monica

        20 Dicembre 2020
        Reply
        • Buongiorno Monica,

          Quest’articolo ha colpito molte lettrici come te. In fin dei conti, le tradizioni legate al matrimonio sono molto simili, se non identiche, in tutti i paesi mediterranei che hanno avuto, o che hanno tutt’oggi, contatto con il Medio Oriente. Istanbul è un città magica e capisco che ti dia voglia di saperne di più sul paese, sulla sua gente e sulla sua lingua.
          Chiaramente non posso entrare nei dettagli in questo contesto, ma la mia storia è sicuramente molto atipica per i tempi che correvano. Oggi le mentalità si sono aperte molto. Sono nata in Francia da genitori turchi. Sono cresciuta li e ho incontrato il mio futuro marito palermitano a Parigi. Abbiamo deciso di venire a vivere a Palermo, dove vivo tuttora da 15 anni e dove ho messo su una splendida famiglia.
          Continua a seguirmi.
          Un abbraccio forte

          20 Dicembre 2020
          Reply
          • Monica Muscato said:

            Günaydin Ümeyhan hanim.
            Sull’onda dell’emozione ho letto della tua storia dal tuo blog solo dopo averti scritto.
            Grazie per la sollecita risposta.
            Quest’anno, ahimè, non potró venire nella mia amata Palermo e festeggiare Natale coi miei.
            Aspetto come tutti tempi migliori.
            Ma quando sarà, se possibile, mi farebbe piacere conoscerti.
            Imtanto auguro a te ed alla tua famiglia un buon Natale ed un sereno 2021!

            22 Dicembre 2020
          • Cara Monica…La vita è strana. Io sono a Palermo non potendo vedere la mia famiglia e tu non puoi vedere la tua famiglia qui a Palermo. Il mio ultimo articolo ha fatto risalire in superficie i ricordi d’infanzia di molte persone. Ognuno di noi ha, direttamente o indirettamente, vissuto situazioni simili. C’è chi, come te o me, li vive ancora purtroppo. Questo distacco dalla propria città, dalla famiglia o dal proprio paese ci aiuta sicuramente a diventare più forti ma ogni tanto, chi più chi meno, la nostalgia e la tristezza ci sommergono. Sono in questi momenti di tristezza e di nostalgia che riesco a scrivere.
            Dove vivi? Palermo ti manca ?
            Quando scenderai scrivimi, se sarò qui mi farà piacere conoscerti.
            Umeyhan

            22 Dicembre 2020
  5. maria said:

    ciao..ho letto il tuo articolo molto interessante ..è bello sapere di queste tradizioni , che in effetti pure qua in Basilicata sono simili ..pure da noi si fanno matrimoni di 300 persone il fatto di chiamare i suoceri mamma e papà. ..anche se adesso pochissimi li fanno però al tempo dei miei genitori posso dirti che è quasi tutto uguale a quello che dici tu

    29 Dicembre 2020
    Reply
    • E’affascinante quanto il sud dell’Italia abbia così tanto in comune con la Turchia. In effetti, in Italia le tradizioni si evolvono molto più rapidamente rispetto alla Turchia ma rimane un filo conduttore molto interessante. Tanti auguri e a presto!

      2 Gennaio 2021
      Reply
  6. Gianna said:

    A prescindere da dettagli come il sale nel caffè da offrire all’eventuale fidanzato, il rituale dell’ hamam e dell’henne, ricordo benissimo che nella Sicilia profonda la tradizione dei preliminari al matrimonio erano esattamente identici: matrimoni combinati; richiesta formale della mano al padre della ragazza; regalo di anello di fidanzamento oltre alla parure di orecchini, anello e collier in oro; esposizione del corredo in dote alla ragazza per ben 8 giorni consecutivi con conseguente visite guidate alla mostra da parte di tutto l’entourage di parenti e amici (viceversa, per dote vera e propria si intendeva la dotazione di beni pecuniari e/o beni immobili quali terreni o case).
    Il suocero e la suocera già dal momento del fidanzamento assumevano inconfutabilmente l’appellativo di papà e mamma.

    7 Marzo 2021
    Reply
    • Ho sentito molte persone raccontarmi di questi aneddoti che, ovviamente, mi ricordano molto la Turchia. Nelle grandi città siciliane ormai sono tradizioni quasi totalmente perse ma in alcuni paesini, fino a qualche anno fa, si usava ancora l’esposizione del corredo. Inoltre, chiamare papà e mamma i suoceri lo si sente ancora oggigiorno per le strade di Palermo. In Turchia, la stragrande maggioranza dei suoceri è chiamata mamma e papà. E’davvero molto raro sentirli chiamare per nome.

      7 Marzo 2021
      Reply
  7. Gianna said:

    Sono oltremodo contenta di essere entrata a fare parte di questo gruppo.
    Da sempre curiosa ed interessata ad altre culture, mi sono spesso ritrovata inevitabilmente a dovermi confrontare con usi che ricordavano o proponevano interamente tradizioni della mia terra di origine con altre e viceversa.
    Vivo a Bologna da tanto tempo, ma le mie origini sono sparse per tutta la Sicilia.
    Mia madre preparava il caffè molto denso alla turca secondo l’uso di Catania, la nostra città di nascita, e lo condiva con zucchero e cannella.
    Si preparava anche il couscous di pesce secondo la tradizione della Sicilia occidentale.
    Nella nostra tavola non mancavano mai le olive in tutte le varianti (sott’olio, in salamoia, schiacciate e condite con aglio origano e peperoncino)
    Alle persone più anziane, anche se estranee alla famiglia, ci si rivolgeva con l’appellativo di zio-zia.
    È proprio vero che, anche se a migliaia di kilometri di distanza, all’interno del Mare Nostrum i popoli sono tutti connessi!!!

    7 Marzo 2021
    Reply
    • Concordo pienamente con te, c’è un filo conduttore tra tutti i paesi del Mare Nostrum. Le somiglianze sono talmente forti che la diversità religiosa passa quasi in secondo piano. Appena arrivata a Palermo, facevo lunghe passeggiate nelle sue stradine. Gli ambulanti, le voci dei mercanti, la confusione, la disponibilità e il calore di perfetti sconosciuti mi fece sentire in Turchia, in Maghreb, in Grecia o in Spagna in un attimo.

      7 Marzo 2021
      Reply
  8. Gianna said:

    Infatti, le atmodfere delle nostre città del profondo Sud con la topografia dei loro vicoli, i loro colori, i loro odori, le loro voci, i volti, le inflessioni dialettali, le parole, le tonalità musicali ricordano un universo che ripecorre millenni di storia e raccontano di culture apparentemente lontane, ma talmente vicine perché radicate profondamente nei nostri geni.
    Anch’io, essendo nata e cresciuta in Sicilia, mi ritrovo a fare continuamente ed inevitabilmente il medesimo percorso a ritroso dentro me stessa tutte le volte che devo confrontarmi con sensazioni olfattive, musicali e di sapori, oltreché visive in un contesto che ha radici in influenze lontane.
    Grazie, cara, per avere voluto condividere.

    7 Marzo 2021
    Reply

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