The Young Sherlock sceglie Palermo per ricreare Istanbul

Non è la prima volta che Palermo si trasforma in un’altra città davanti alla macchina da presa, ma la scelta della produzione di The Young Sherlock di utilizzare il centro storico siciliano per ricreare la Costantinopoli di fine Ottocento racconta qualcosa che va oltre le esigenze cinematografiche. Dietro la scenografia, i costumi e gli effetti di scena, emerge una verità che viaggiatori, storici e registi conoscono da tempo: Palermo e Istanbul condividono un’anima sorprendentemente simile.

Le due città si trovano ai margini opposti del Mediterraneo, eppure sembrano parlare la stessa lingua urbana. Entrambe sono state per secoli crocevia di popoli, commerci, religioni e culture diverse. Passeggiare tra i vicoli della Kalsa o lungo le strade che si arrampicano verso il mercato di Ballarò può evocare sensazioni non troppo lontane da quelle che si provano nei quartieri storici di Istanbul, tra il Gran Bazar e le strade che scendono verso il Corno d’Oro.

A colpire è soprattutto la stratificazione storica. Palermo porta ancora impressi i segni delle dominazioni arabe, normanne, spagnole e borboniche; Istanbul conserva le eredità dell’Impero Romano d’Oriente, di Bisanzio e dell’Impero Ottomano. In entrambe le città il passato non è confinato nei musei, ma continua a vivere nelle architetture, nelle piazze e persino nei profumi che attraversano le strade.

Non sorprende quindi che una produzione internazionale abbia ritenuto credibile trasformare il capoluogo siciliano nell’antica capitale ottomana. Le facciate dei palazzi nobiliari, gli stretti passaggi tra gli edifici storici, le cupole e le corti interne creano scenografie naturali che richiedono pochi interventi per riportare indietro l’orologio di oltre un secolo.

Anche i mercati raccontano una parentela inattesa. A Palermo il richiamo dei venditori tra Ballarò, il Capo e la Vucciria ricorda le atmosfere orientali che ancora oggi caratterizzano molte aree commerciali di Istanbul. Non si tratta soltanto di una suggestione turistica: entrambe le città sono cresciute come grandi porti commerciali e hanno sviluppato una cultura dello scambio che continua a definirne l’identità.

La gastronomia offre ulteriori punti di contatto. Le influenze arabe arrivate in Sicilia durante il Medioevo hanno lasciato tracce profonde nella cucina locale. Ingredienti come agrumi, pistacchi, mandorle e spezie costruiscono un ponte ideale con i sapori della tradizione turca. Alcuni dolci siciliani, per consistenza e ingredienti, sembrano persino lontani parenti delle specialità ottomane.

C’è poi un elemento meno visibile ma altrettanto importante: il rapporto con il mare. Sia Palermo sia Istanbul vivono guardando l’acqua. Il porto non è soltanto un’infrastruttura economica, ma un luogo simbolico che ha modellato il carattere delle due città, aperte agli scambi e costantemente attraversate da influenze esterne.

Negli ultimi anni il cinema e le serie televisive hanno riscoperto Palermo proprio per questa sua capacità di essere molte città contemporaneamente. Può diventare una capitale araba, una metropoli ottomana, una città del Sud Europa o un luogo sospeso nel tempo. È una versatilità che deriva dalla sua storia e che poche altre città mediterranee possiedono.

La trasformazione in Costantinopoli per The Young Sherlock rappresenta dunque molto più di una semplice operazione scenografica. È il riconoscimento di un legame culturale profondo che attraversa secoli di storia mediterranea. Palermo e Istanbul, pur separate da migliaia di chilometri, continuano a riflettersi l’una nell’altra come due sponde della stessa civiltà.

La serie sfrutta proprio queste affinità, per questo motivo è stato scelto di ambientare a Palermo alcune delle scene più importanti della seconda stagione, con il giovane Sherlock Holmes interpretato da Hero Fiennes Tiffin. La serie è prodotta da Amazon Prime Video e firmata da Guy Ritchie.

Anche la prima stagione di The Young Sherlock è su Prime video

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